martedì 16 agosto 2011

Kappa Jewels: le mie creazioni in fimo e Co.


Spazio pubblicità per me, per oggi ^^ vi voglio introdurre nel mondo di Kappa Jewels, che sono le creazioni in fimo che realizzo da settembre scorso circa. Quando iniziai a lavorare il fimo, un anno fa, mi ritrovai con questi
panetti in mano senza sapere cosa fare,ne da dove iniziare..la primissima opera fu una Memole enorme che finì nel secchio..la seconda fu un portachiavi rappresentante SAMPEI commissionato dal mio papà, che è un appassionato del ragazzo con le orecchie a sventola..purtroppo si staccó subito dal gancio e non ci fu modo di recuperarlo, così ancora oggi lo conservo con gran cura, anche se è un po' deformato e bruttino e a dir la verità..ancora devo rifargliene un decente, povero papà ^_^
Da li la passione di provare, di realizzare e di acquisire maggiore manualità. Vedere le creatrici storiche su web a volte demoralizza :D Ma cerco sempre di realizzare ogni pezzo in modo quasi unico perchè lavoro unicamente quando ho ispirazione e fantasia. Per noi artisti ogni piccola opera è una parte di noi, e ci mettiamo tutto l'impegno possibile, quindi ogni volta spero che la persona che lo indossa sia soddisfatta pienamente.. Per ora non ho una meta vera e propria, lo faccio perchè mi piace, partecipo ai mercatini, e spero di incrementare un po' facendo conoscere le mie creazioni qua e la...perciò se volete dare un'occhiata ecco qui la mia pagina su fb ;) https://www.facebook.com/KappaJewels vi aspetto!!!
giovedì 7 luglio 2011

Tanabata Matzuri * Festa delle Stelle

Ho aperto questo blog a gennaio, con un post in cui dicevo di voler appendere un Tanzaku ad un albero, per la festa del Tanabata che è proprio esattamente oggi...il 7 luglio. Per il Giappone questo giorno è il ricordo di una leggenda che racconta la storia di un amore eterno. E' una storia antichissima e di almeno 2000 anni fa ed ha origini Cinesi.
Narra dell'imperatore del Cielo, Tentei che viveva sulle sponde del Fiume Celeste (Via Lattea) insieme a sua figlia Orihime (per noi Vega). Orihime passava le giornate a tessere e cucire stoffe e vestiti regali per le divinità; lavorava con infinita cura senza mai riposarsi creando dei vestiti sempre più meravigliosi, ma ciò faceva sì che non avesse mai del tempo per pensare a se stessa. Giunta all’età adulta però, il padre mosso da pietà, visto che non aveva concesso altro alla figlia che lavorare il fuso, le scelse un marito: era un giovane mandriano, di nome Hikoboshi (per noi Altair) la cui attività consisteva nel far pascolare buoi e fare attraversare loro le sponde del Fiume Celeste.
Era un grande lavoratore e anche lui non pensava ad altro che a svolgere il suo lavoro. Essendo un matrimonio combinato, i due giovani si videro la prima volta il giorno delle nozze, ma non fu una cosa negativa, perchè non appena si incontrarono si innamorarono follemente l'uno dell'altra. Presi da folle passione amorosa, si dedicarono totalmente l’una all’altro, dimenticando ogni cosa e trascurando i loro doveri per lungo tempo: lei smise di tessere, lui lasciò che il suo toro diventasse pelle e ossa. Quando gli dèi protestarono di non avere più di che vestirsi, l’Imperatore, adirato, decretò che i due innamorati tornassero a vivere separati, sulle sponde opposte del Fiume Celeste, concedendo loro un solo incontro all’anno, nella settima notte del settimo mese. Ma il Fiume Celeste è largo, impetuoso, privo di guadi e di ponti, impossibile da attraversare: così, quando giunge la fatidica notte, stormi di gazze compassionevoli volano fino alla Via Lattea e formano un ponte con le ali aperte, affinché Orihime vada ad incontrare il suo amato sulla sponda opposta. La lunga attesa si compie felicemente, il desiderio d’amore, divenuto struggente e tormentoso, viene esaudito e i due giovani innamorati ogni 7 luglio si avvolgono in quell'abbraccio tanto aspettato.

Non conoscevo questa leggenda prima di essere appassionata del Giappone. Ne esistono diverse versioni, più o meno tristi, ho cercato di fare un sunto di quello che è poi il senso e la morale: L'amore. In Alcune versioni i due si incontrano casualmente sulle sponde della via Lattea e si innamorarono in segreto,in altre addirittura ebbero due bambini. Ma il senso rimane quello, ed io lo adoro. I due innamorati aspettano con dolore, ansia e gioia allo stesso tempo un lunghissimo anno per incontrarsi. Ovviamente è una leggenda lo so ^^ è che mi piace sognare, anche se trasportato alla realtà di tutti i giorni non avrebbe senso. In un secolo così moderno in cui poi il divorzio è all'ordine del giorno *riflette perplessa* una storia del genere direi che non è proprio appropriata. Chi aspetterebbe un anno per un solo momento? si fa prima a trovarne un altro/a e via. Anche perchè è disumano. Ed è una metafora infatti, la metafora di non poter avere altri se non il vero Amore, a costo di viverlo solo per un momento....eeeeeeh lungo sospirone.

Per l'occasione in Giappone si decorano le strade e si appendono i famosi TANZAKU agli alberi di bambù, come desideri di speranza e amore. Le decorazioni tipiche sono sette come sette è il mese e il giorno della festa, e ognuno ha il suo significato:

1. Kamigoromo: sono gli abiti di carta usati nelle sfilate e nelle parate
2. Senbazuru: file di origami (soprattutto gru)
3. Tanzaku: strisce di carta dove scrivere poesie e desideri da appendere sugli alberi
4. Toami: reti come quelle da pesca per varie decorazioni
5. Kazukago: cestini per la carta e bigliettini
6. Fukinagashi: strisce colorati penzolanti da ogni parte
7. Kinchaku: borsettine

Ogni giapponese può sfoggiare il suo Yukata (kimono che si usa per l’occasione) partecipando a danze, balli e festeggiamenti tipici. E alla fine di tutto, come spesso si vede negli anime, arrivano i fuochi d’artificio.
Vorrei essere a Tokyo questa sera (ah ah questa sera, battuta simpatica, vabè.) per alzare gli occhi al cielo, ammirare la via lattea risplendere bianca e bellissima e scorgere su ambo i lati due stelle brillanti che sono Hikoboshi ed Orihime, e come sempre perchè no, attaccare il mio Tanzaku con un bellissimo desiderio d'amore.
Beh auguri per oggi ai due innamorati! Buona Tanabata Matsuri a tutti voi
venerdì 24 giugno 2011

Closer to the Edge

Si lo so, sono passati due mesi. Giuro non l'ho fatto apposta a scrivere ad esattamente, o quasi se non fosse per un giorno di differenza, due mesi di distanza.

Il titolo del post non l'ho messo a caso, ormai sono diventata una compulsiva di questa canzone dei 30 seconds to mars, che ho visto sabato al Rock in Roma e mi rappresenta troppo. Torniamo sempre al solito discorso che quando trovo qualcosa che mi piace, una canzone, una pietanza, un tipo di cultura, una città, un gruppo musicale, mi informo su di essa e prendo informazioni fino allo sfinimento per conoscerla appieno. Sono compulsiva e forse ho una qualche malattia strana, perchè entro in loop con cose che poi un anno dopo mi dimentico, o almeno credo. Mi sono resa conto piuttosto, che fa parte tutto di un bagaglio personale che mi rimane dentro, e le volte in cui mi dò della persona vuota dovrei ricordarmelo, in fondo non è da tutti. Il titolo "Closer to the edge" tradotto "Vicino al limite" è perchè in questo periodo davvero lo sto sfiorando molto spesso. Mi sono resa conto che non possiamo vivere soli, abbiamo bisogno di amici, di gente che crede in noi, di ridere, di avere momenti in cui possiamo condividere, di qualcuno che ci ama. Altrimenti non ce la facciamo. E non sempre possiamo avere tutto questo, ci sono quei periodi in cui le delusioni sono parecchie, si sommano e tendi a chiuderti in un vuoto cosmico che è solo tuo ma che non fa bene, perchè poi il limite lo raggiungi davvero. Tutto questo serve a capire che nulla è per sempre, serve a capire che ci sono persone che saranno sempre più interessate alla propria felicità rispetto alla tua infelicità di quel momento, che ci sono persone e persone, alcune nate per dare agli altri, alcune nate per ricevere solo, alcune nate per far felici gli altri, alcune nate per essere felici. Al momento non mi sento felice, ma ho capito anche che queste tipologie di persone differenti si trovano nel mondo al 50 e 50 e ne troverai 10 nella tua via che se ne fregano di te, ma se cerchi bene ci saranno anche quei 10 pronti ad esserti accanto. Sono stanca di stare li a giustificare i modi per cui qualcuno non lo fa, "può succedere a tutti", "sono periodi"...mi sono data uno sguardo dentro e mi sono detta che io per gli altri l'ho sempre fatto. Così arrivi vicino al limite, perchè è uno sforzo grande ristabilire le priorità, e come dicevo nulla è per sempre, quelle 10 persone PRO forse ruoteranno, forse non saranno le stesse, la vita è un continuo cambiamento, ma a questo dobbiamo essere pronti, niente più aspettative troppo alte. Quando cali le difese trovi tante cose belle. In questo periodo ho avuto tante delusioni è vero, ma tanti nuovi o riscoperti affetti che rendono la mia vita migliore. In fondo mi sento una persona fortunata. Non so che piega prenderà il corso della vita, meglio così, se lo sapessimo vivremmo ogni giorno con l'angoscia di sistemare le cose che sappiamo andranno male, e senza l'emozione sorprendente per le cose belle. La voglia di viaggiare c'è sempre, la voglia di visitare quel paese che si sta piano piano rialzando tra tutti, la voglia di girare, di scoprire cose nuove, di aggiungere al bagaglio culturale e personale, voglia di sorrisi, voglia di riuscire a cantare a squarciagola quella musica che mi rende viva, voglia di tenermi le persone che valgono strette a me. Voglia di ricominciare. E forse con il giusto percorso, che è vicino, ce la farò.
mercoledì 23 marzo 2011

Un giorno, forse.

Ebbene si lo ammetto, non sono più riuscita a scrivere in questi giorni. Dopo tutto ciò che sta succedendo in Giappone, ogni volta che mi piazzo qui davanti per scrivere un articolo sulla cucina, o sulle abitudini, o su qualsiasi altro argomento mi si stringe lo stomaco. Credo sia una tragedia che ha toccato quasi tutti, chi più chi meno, o comunque la maggior parte delle persone, togliendo coloro che non stimano questo popolo e riescono a non provare compassione per loro o coloro che semplicemente non sono interessati(?). Ma io credo che per gli appassionati di questa cultura e di quei luoghi, come me, sia ancora più difficile...in primis il dispiacere per le vittime, per i feriti, per un popolo disastrato, per secondo la paura di ciò che può ancora succedere...poi c'è il mettersi nei panni di quelle persone: ti chiedi come andranno avanti ora, quanto tempo, denaro e forza gli ci vorrà per rialzare un paese che è in ginocchio, e come faranno con il nucleare, quanti morti ancora vivi già camminano per le strade, inconsapevoli di ciò che le radiazioni possano scatenare nei loro corpi tra qualche anno. Per ultimo subentra quel poco di egoismo non nocivo che tutti noi abbiamo. Egoismo nel pensare ad un paese "incontaminato" ed ora distrutto che chissà quando potremo visitare. Ci ho pensato in questi giorni. Avevo programmato di partire per settembre/ottobre, e mi chiedo a quando potrò rimandare tutto ciò...Cernobyl, nonostante siano passati 25 anni è ancora zona radioattiva e tutti i miei amici e familiari che conoscono il mio desiderio di partire mi dicono giustamente che passeranno forse anni prima che le cose si sistemino. Conclusione alla quale ero arrivata anche io.
Mi sento un po' in colpa nel pensare tutto ciò ma non ne posso fare a meno. Quando bramiamo un posto e una cultura che non ci appartiene, soprattutto noi Italiani, facciamo cose stupide talvolta per avvicinarsi ad essa. Cose stupide del tipo andare a mangiare al ristorante Giappo, che poi di giappo ha poco è niente, tipo che i camerieri sono cinesi e molte volte anche il cuoco, e tipo che andiamo per mangiare sushi fino a scoppiare quando loro, non solo mangiano poco, ma il sushi lo mangeranno 6 volte l'anno. Oppure comprare cinciaglierie da mettere in camera come bamboline Kokeshi o chissà che altro...passare pomeriggi interi a leggere manga o sentirci fieri di essere Otaku, quando per loro significa essere sfigati compulsivi. Insomma, le facciamo queste cose, eccome! pur di avvicinarci vagamente a loro. Io le ho sempre fatte, lo ammetto. Non so nemmeno io dove voglio arrivare, semplicemente non c'è più, per ora almeno, quella speranza di tentare di riprodurre un Bento in casa per poter un giorno vivere davvero, seppur per qualche settimana in vacanza, il Giappone. Questo mi rende molto triste. Il fatto che dopo Hiroshima e Nagasaki avranno un altro squarcio nel cuore, e forse molte cose cambieranno. Molti luoghi sono andati distrutti, spazzati via per sempre. E chissà che conseguenze ci saranno con le radiazioni, soprattutto perchè purtroppo il governo Giapponese è scarso di parole e informazioni, e mi auguro davvero che questa cosa un minimo cambi per dare la possibilità a molte persone di curarsi e di salvarsi. Ma servirà? Ritroveremo un giorno il nostro Giappone? lo spero...proprio io che volevo appendere un Tanzaku ad un albero di Bambù...chissà quando potrò farlo e SE. Lo spero davvero, in primis per loro, perchè possano tornare a sorridere.
sabato 12 marzo 2011

Una preghiera per il Giappone.

Solitamente non amo pregare, non sono nemmeno credente. Ma vorrei indirizzare una preghiera a non so chi, se c'è qualcuno lassù, per un popolo al momento devastato, nel cuore, come fu per molte altre tragedie mondiali, come è per le continue tragedie che possiamo ascoltare tutti i giorni al telegiornale. E' da ieri che seguiamo le vicende di questo paese che si è in parte sgretolato, Terremoto, Tzunami, e ora anche l'allarme nucleare. Per un popolo così delicato, per una cultura così strettamente legata alla natura, che in questo caso gli si è ritorta contro, per un paese così soprendentemente tecnologico da mostrarci come nemmeno questo a volte serve, dedico la mia preghiera personale...Forza Giappone. Per le persone morte, per le vittime ferite, per tutti coloro che ancora ci sono ma con il cuore distrutto.
I'm giving my prayers and support for the people of Japan.
domenica 27 febbraio 2011

Curiosità Giapponesi: Un mondo al contrario

Nulla succede per caso, almeno così credo. Sono arrivata alla conclusione che a volte ci succedono delle cose proprio perchè siamo noi a cercarle. Vi è mai capitato di non dover pensare ad una determinata persona, o ad una determinata cosa, e ritrovarsi davanti sempre quel nome o cose che la riguardino? per strada, in tv, ovunque. E' perchè il nostro pensiero fisso sta nelle cose che ci piacciono, nelle cose irragiungibili, o nelle cose che vorremmo. Siamo noi che facciamo caso a quel nome, o a quella scritta, che in condizioni normali non avremmo notato, ma che sarebbe stata li comunque. E quindi non vale il detto "E' il destino!".NO.
Ecco per dirla breve, aldilà delle cose che mi ritrovo sempre in testa e che non scrivo perchè non sarebbero di nessuna utilità, mi ritrovo il Giappone ovunque...questo è perchè voglio partire e non posso -.-''
Giorni fa sono stata a pranzo con una mia amica, e prese un po' dallo sconforto di racconti da donne, prese un po' dallo sconforto di questo freddo che fa a Roma in questi giorni,abbbiamo optato per la soluzione niente negozi e un poco di relax davanti ad un caffè in casa sua. E cosa si ricorda di fare? di farmi vedere le sue foto dei tre viaggi in Giappone. Ma questo non è un caso, sono io che le facevo una testa tanta da mesi per vederle, e proprio quando non ci pensi, zac! ecco che passi due ore a mangiarti mani, gomiti e pure un po' di capelli, tanto sono belle.
Mi ha raccontato un sacco di cose davanti a quelle immagini, e di alcune cose sono rimasta veramente meravigliata. Mi è uscita la lacrimuccia quando mi ha fatto vedere il suo ultimo capodanno li di un anno fa. Immaginate questa miriade di gente al tempio di Tokyo, il tempio più grande e più famoso della città, con questa aura antica, dietro al quale fa da sfondo l'illuminata torre. Mi spiegava che ognuna delle persone posta sotto il tempio aspettando il conto alla rovescia, aveva in mano un palloncino trasparente con attaccato alla funicella un biglietto con un desiderio per il nuovo anno. "Ed ecco il video!!"...parte questo video fatto con una piccola compatta, e mi chiedo come si può imprigionare in un piccolo oggetto tale meraviglia per riportarla con sè a milioni di km di distanza. 10,9,8,7,6,5,4,3,2....la scritta luminosa e miliardi di persone che insieme gridano e poi...1!!! scatta il nuovo anno e tutti insieme lasciano scivolare dalle proprie mani la funicella, miliardi di palloncini iniziano a volare all'unisono, mentre tutti gridano di gioia al 2010.
Beh, avevo i brividi non c'è che dire. Non che il capodanno nel resto del mondo sia brutto, anzi, ogni città ha il suo fascino, ma vedere quella scena mi ha commosso, era veramente bello. Sacerdoti che davano la benedizione, signori che preparavano i Mochi, tortine di pasta di riso, pestate in un grande mortaio e servite in brodo, e ragazze in Kimono a -20 gradi, ma comunque sorridenti. E una grande campana che va suonata, non ho capito bene perchè, credo sia una specie di benedizione. A volte dovremmo avvicinarci davvero di più a queste culture.
Sorrido quando mi spiega che per problemi di spazio i giapponesi inventano i modi più strani per risparmiarne un po'. Mi ritrovo davanti la foto di una pompa di benzina e mi scappa un: Che roba è? visto che la "pistola" scende dal soffitto e non dalla colonnina a terra.
Già proprio così..scendendo dal soffitto si occupa meno spazio a terra. E poi ci sono i ragazzi "pubblicità" davanti ai negozi...una roba incredibile! Li in Giappone, in questo caso parliamo di Tokyo,i ragazzi o le ragazze vengono pagati dai negozi per piantarsi sul marciapiede e tenere in mano la pubblicità del negozio stesso. Cosa che fanno anche i senzatetto, per guadagnare qualcosina. Ecco, una cosa che mi ha stupito è stata anche questa, li persino i senzatetto si danno da fare per il paese. Vivono in delle zone predisposte per loro in determinati parchi, dove lo stato gli passa delle tende e l'occorrente per la notte. Ma se lo guadagnano...per esempio schiacciando le lattine. Mi raccontava la mia amica di aver visto signori senzatetto con un sasso in mano intenti tutto il giorno a schiacciare queste lattine, che poi mettono in grossi sacchi e a fine giornata vengono raccolti dal camion dell'immondizia. Così contribuiscono con la società e guadagnano anche loro qualcosa.
Un'altra cosa che mi ha commosso è la storia dei bavaglini sulle statue Jizo che sono figure Buddiste. A quanto ho capito (devo documentarmi meglio su questa cosa) è la religione prevaricante insieme allo Shintoismo, di cui non conosco le dinamiche quindi non entro nel merito. Guardando le sue foto ho notato che in moltissimi tempi e tempietti che si trovano li, ci sono delle statue chiamate Jizo adornate da tantissimi bavaglini, o cappellini.
Jizo è la divinità che protegge viaggiatori, donne incinte ma soprattutto i bambini morti prima dei loro genitori (anche quelli che non sono mai nati) e i capellini o i bavaglini sono usati proprio per ricordare questi bambini. Ai piedi di queste statue, poi, si trovano dei mucchietti di pietre, che rappresentano le pietre che i bambini, dopo la morte, sono condannati a sistemare sulle rive del fiume dell'aldilà, poiché incapaci di attraversarlo. Si crede che Jizo li protegga nascondendoli agli spiriti maligni e permettendogli di udire i mantra (frasi/preghiere buddiste). E' una cosa un po' macabra, lo so, ma li per li mi ha fatto tanta tenerezza. Anche perchè ho visto statue che avevano tantissimi bavaglini uno sopra l'altro.
Oltre alle statue ho ammirato molte altre cose che magari vi racconterò la prossima volta...altrimenti mi dilungo troppo. Sono tornata a casa la sera e solo dopo aver visto delle immagini su uno schermo la mia voglia di andare li era aumentata del doppio. Argh, forse devo smetterla di cercare il Giappone a Roma...mi fa venire voglia di salire su un aereo seduta stante.
mercoledì 2 febbraio 2011

"Da grande sogno di fare.."

Ieri sera mentre leggevo un manga, precisamente Ransie la strega "batticuore notturno" nr. 26 uscito nel novembre del 2004, per la prima volta mi sono soffermata sulle ultime pagine dove di solito sono pubblicate le mail dei lettori dell'epoca in cui è uscito il volume. Mi ritrovo a leggere una mail di una ragazza di 13 anni, Amanda, che scrive di quanto le piacciano i manga, che ha scoperto grazie ad una sua amica che da grande sogna di fare la fumettista!. Tutto ciò mi fa sorridere e mi ritrovo a vagare con la mente di come, a 13 anni, sia normale pensare a cosa si vuole fare da grande. Mi assale una grande nostalgia e mi rendo conto che io ancora non lo so cosa voglio fare da grande, peccato che già lo sia, grande intendo -.- A 25 anni mi rendo conto che quando si è più piccini si ha tutto il tempo per sognare, sui banchi di scuola, mentre il prof spiega. Io sognavo di poter diventare una grande pittrice, e passavo le ore a disegnare sui quaderni, tra una nozione di storia dell'arte e una di matematica. Mi accorgo che di tempo per sognare non ce n'è più tanto e mi assale pure un vago senso di ansia. Quand'è che ho dimenticato i miei sogni e ho cominciato a pensare a buste paga e conto in banca? Non me ne sono accorta. Non me ne sono accorta di quando è stato più bello trovarsi qualche soldino in più e poter rendersi autonomi, non me ne sono accorta di quando ho chiuso pennelli e sogni dentro un cassetto. O forse me ne sono accorta eccome, ma ho cominciato a pensare che forse quei sogni pesavano troppo, che in fondo c'era sempre tempo...si Tempo, colui che sfugge dalle nostre mani e nemmeno ce ne accorgiamo. E per assurdo con il manga in mano, ho cominciato a pensare che iniziare una scuola di specializzazione ora significherebbe finire a 30 anni...30? già siamo arrivati fin qui? La conclusione non è che sono una fallita e non ho risolto nulla: ho degli amici, una vita e un lavoro. Ma ho chiuso quella ragazzina e i suoi sogni in un armadio, e ora che l'ho aperto sono evaporati tutti e due e sono rimaste alcune tarme a farmi la pernacchia..se mi immedesimo bene riesco perfino a sentire il rumoroso prrrrr.
Quando si è piccoli si ha un sacco di tempo per pensare, per rimandare...e così non si ascoltano i consigli degli adulti che pensano ad un tuo futuro..semplicemente perchè a noi sembra così lontano! Col tempo si acquisice l'esperienza è vero, e questo forse vuol dire proprio che devo rassegnarmi di essere diventata grande. Chissà magari di tempo ce n'è ancora, di certo quel signor tempo è un po' più vecchietto e col bastone. E chissà se Amanda e la sua amica, che ora hanno 20 anni, sono sul percorso per realizzare i proprio sogni..lo spero per loro. Di certo una cosa è ovvia: Sto davvero invecchiando :D
venerdì 28 gennaio 2011

Il Sushi..scopriamone di piu'!


Le prime volte che andavo al ristorante giapponese non ci capivo nulla. Nel senso che per me andare a mangiare giapponese significava mangiare Sushi. Davo a questo termine un significato generico di pesce crudo e quindi cucina giapponese. Naaaaaaah!non è così^^. Innanzitutto il Sushi è formato da pesce crudo ma con diverse varianti e accompagnato da riso, in primis, e per alcuni tipi anche altri ingredienti, come l’uovo, il sesamo e l’alga nori. E non è tutto crudo, ma soprattutto non è un termine generico: Il ripieno può essere crudo, cotto o marinato e può essere servito disperso in una ciotola di riso, arrotolato in una striscia di alga o disposto in rotoli di riso o inserito in una piccola tasca di tofu. In più il riso che si usa per il sushi segue un procedimento particolare che conferisce un sapore dolciastro. Si sposa benissimo con il pesce ed è cotto seguendo una precisa tecnica e successivamente bagnato con aceto di riso nel quale vengono disciolti zucchero e sale leggermente scaldato, alga kombu e sake. Viene raffreddato alla temperatura del corpo prima di essere usato.
Per me il sushi era il sushi...che vuol di diversi tipi? Boh! o.O E invece poi ho imparato a capirne il meccanismo.. E’ molto semplice al ristorante giapponese, perchè la maggior parte delle volte ci sono le figure, ma va a capire che c’è dentro! Ecco, il Sushi (che non è il Sashimi ricordiamolo) è diviso per tipi, (troverete dei nomi che finiscono per ZUSHI, è un termine che sta appunto per sushi. E’ il nome completo ma a volte troveremo solo la desinenza iniziale, tipo “Makizushi” = “Maki”) eccoli qui:

Makizushi (sushi arrotolato). 巻き寿司. Una polpettina cilindrica formata con l'aiuto di un tappeto di bambù detto makisu. Il Makizushi è il tipo di sushi più familiare qui in occidente, generalmente li chiamiamo “i Maki”. E’avvolto nel nori, un foglio di alga seccato che racchiude il riso ed il ripieno.

Futomaki (rotoli larghi). 太巻き. Una polpetta cilindrica con il nori all'esterno. Normalmente è spessa due o tre centimetri e larga quattro o cinque centimetri. È spesso fatta con due o tre ripieni scelti in modo da completarsi a vicenda in gusto e colore.

Hosomaki (rotoli sottili). 細巻き. E’ come il maki normale ma più piccolino. Generalmente ha un solo tipo di ripieno, per il semplice motivo che non ce ne può stare di più.

Temaki (rotoli mano). 手巻き. Una polpetta a forma di conoformato dal nori all’esterno e gli ingredienti che sporgono dall'estremità larga. Tradizionalmente lungo dieci centimetri, va mangiato tenendolo con le dita, perché sarebbe troppo difficile da sollevare con i bastoncini.

Uramaki (rotoli interno-esterno). 裏巻き. Una polpetta cilindrica di dimensioni medie con due o più ripieni. L'Uramaki differisce da altri maki perché il riso è all'esterno ed il nori all'interno. Il ripieno è al centro circondato da un foglio di nori, quindi uno strato di riso ed una guarnizione esterna di un altro ingrediente, come uova di pesce o semi di sesamo tostati.

Oshizushi (sushi pressato). 押し寿司. Un blocco formato usando una forma di legno detta oshibako. Il cuoco allinea il fondo dell'oshibako con la guarnizione, lo copre con riso sushi e preme il coperchio della forma per creare un blocco compatto e rettangolare. Il blocco viene rimosso dalla forma e tagliato in pezzi delle dimensioni di un boccone.

Nigirizushi (sushi modellato a mano). 握り寿司. Piccola polpettina simile al sushi pressato o arrotolato, ma fatta usando un makisu o oshibako. Il nigirizushi è sorprendentemente difficile da preparare bene. Nella sua forma più semplice è un blocchetto di riso sushi con una punta di wasabi ed una fettina sottile di guarnizione avvolta sopra, possibilmente legata con una striscia sottile di nori. (è il mio preferito^^)

Gunkanzushi (sushi nave da battaglia). 軍艦寿司. Una polpettina di forma ovale, simile per forma all''hosomaki. Un pugnetto di riso viene avvolto a mano in una striscia di nori, ma invece di avere un ripieno al suo interno, ha degli ingredienti, come uova di pesce, impilati sopra.

Inari / Inarizushi (sushi ripieno). 稲荷寿司. Una piccola tasca o cavità riempita con riso sushi e altri ingredienti. La tasca viene ricavata da un pezzo di tofu fritto,da una sottile frittata o da delle foglie di cavolo.

Chirashizushi (Sushi sparpagliato). 江戸前散らし寿司. Gli ingredienti crudi sono miscelati con arte sopra al riso in una ciotola.

Gomokuzushi (sushi nello stile del Kansai). 五目寿司. Ingredienti cotti o crudi miscelati insieme al riso nella ciotola.

Funazushi (鮒寿司) comporta la fermentazione lattica anaerobica di un pesce d'acqua dolce, funa (鮒, carassius carassius). È famoso come piatto regionale della Prefettura di Shiga ed è considerato una "chinmi", una prelibatezza della cucina giapponese

Vi chiederete...vabbè ma che pesci mi sto mangiando?? I pesci comunemente usati sono tonno, salmone, snapper, sarde e sugarello. L'ingrediente considerato di miglior qualità è detto toro (in Giappone spesso chiamato anche o-toro), un taglio grasso e marmorizzato della parte più grassa del tonno, la ventresca. Vi dico subito che il termine SAKE sta per salmone, e TUNA per tonno. Altri ingredienti marini sono polpo, piovra, gamberetti, anguilla, uova di pesce, riccio di mare, e vari tipi di conchiglie.
Sia per motivi sanitari, che per ragioni estetiche, il pesce mangiato crudo deve essere di qualità e freschezza maggiore di quello cotto. Non può però essere mangiato direttamente appena pescato poiché, per legge, deve essere congelato per almeno 24 ore a meno 20 gradi.
Il pesce d'acqua dolce, che con maggior probabilità ospita parassiti, viene invece sempre cotto.

Cultura del Cibo: Il BENTO

Visto che devo stare a casa per qualche giorno, voglio mostrarvi oggi le diverse forme della cultura del cibo in Giappone. Oggi è la volta del Bento, il cestino da pranzo che spesso vediamo tra le pagine dei manga o negli anime. Io amo questi contenitori, e vorrei farvi una panoramica dettagliata per capire di cosa si tratta ^^
Qualche notizia sul Bento
Il cestino da pranzo (Il bento appunto) è un pranzo preconfezionato, solitamente consumato nell’ora di pranzo, da adulti o bambini. Li portano a scuola, a lavoro, nei pic-nic e così via. La scatola del Bento è dotata di divisori interni che servono a separare i cibi, e viene avvolta in un pezzo di carta, di tessuto o in borse speciali insieme alle bacchette. Il bento viene sempre confezionato in modo il risultato sia esteticamente gradevole, studiando le combinazioni di colore dei cibi e la maniera di porli, coordinando bento, bastoncini, cibo, tovaglietta e tutto il resto.
Un Bento che si rispetti è quello che ha tutte le proprietà nutritive e dunque 3 parti di carboidrati, 1 di proteine e 2 di verdure. Generalmente è diviso in due: una parte di riso, e l’altra parte divisa tra verdure e proteine (diverse specialità di pesce, carne, verdure, tempura, verdure cotte o marinate, tofu ecc). L’uovo è il contorno più usato, preparato in maniera particolare (Tamagoyaki: omelette tagliata a strisce o quadratini e cucinata tradizionalmente con sale e zucchero), fritto o strapazzato, o a forma di coniglietto o di animaletto usando un apposito utensile. Altri tipi di pietanze sono pesce alla griglia, carne fritta, tortini di pesce senza dimenticare vari tipi di verdure che vengono usate molto spesso cotte piuttosto che crude. Il Bento è incluso anche di dessert, che solitamente è una frutta, tra le più comuni mandarino e mela.

I cestini del Bento
Le scatole Bento sono di vari materiali e dimensioni: possono essere di plastica usa e getta, di legno o metallo. Semplici, stampate, decorate oppure addirittura opere artistiche laccate e fatte a mano. Alcuni hanno incluso un contenitore thermos, che contiene cibi caldi (miso, riso, o thè)
Sono venduti dappertutto in Giappone: supermercati, negozi e venditori ambulanti lungo i binari nelle stazioni ferroviarie.
Come vi dicevo prima, i bento possono essere personalizzati e molto elaborati, solitamente sono così. Nello stile kyaraben ("bento dei personaggi"),ad esempio, il cibo viene decorato per apparire come anime, manga o videogiochi giapponesi più popolari. Un altro stile per i bento è l'oekakiben, o bento-ritratto.

Questo è decorato per ritrarre persone, animali, edifici, monumenti o cose come fiori e piante. Questi bento possono essere così tanto elaborati che vengono organizzate addirittura gare, ingaggiate tra realizzatori di bento per competere per la realizzazione esteticamente più gradevole.
L'estetica del bento è fondamentale e vi spiego perchè; generalmente viene dato ai bambini per portarli a scuola ed agli adulti in ufficio, ma anche ai picnic ed alle feste. Perciò devono essere comodi, carini e pratici. In possono assumere un vero e proprio significato sentimentale. Infatti spesso nei manga e negli anime le ragazze portano all'innamorato un bento preparato a mano da casa, mentre il bento consegnato al mattino dalla moglie al marito è un tenero modo di far capire che tiene a lui. Non dimentichiamo il lato pratico! ^^ Le casalinghe molto spesso preparano la cena con cibi che poi possono adattare il mattino dopo nel Bento del figlio e così via, per essere più veloci e non mettersi a cucinare di mattina presto.
Ad oggi possiamo trovare Bento di tutti i materiali: Legno, metallo e plastica. Si trovano in forma rettangolare, ovale o circolare, con la chiusura ad elastico o con le clippine laterali. Troviamo anche i Bento termici, studiati per mantenere il calore del cibo, e costano un pochino di più. Molti bento sono decorati con immagini di famosi personaggi come Kitty-chan (Hello Kitty), Disney o molto ancora. E’ carino comprare bacchette e posate in coppia, e borsette che siano in tinta con i propri cestini da bento.

La Storia
I primi Bento in Giappone si registrano intorno al V secolo quando fu inventato il riso chiamato hoshi-hii (糒 o 干し飯, pasto essiccato), che può essere mangiato così oppure bollito in acqua e poi trasportato in piccole sacche. Tradizionalmente, le persone che lavoravano all’aperto, sia nei campi tra le montagne che sulle navi da pesca o in città, portavano con loro il pranzo dal momento che non avevano tempo per poter tornare a casa per i pasti.

Nel periodo Azuchi-Momoyama (1568-1600) si cominciarono a realizzare scatole di legno laccato e il bento veniva mangiato durante un hanami o un tè.

Nel periodo Edo (1603-1868) la cultura del bento si diffuse raffinandosi. Le persone si portavano dietro un semplice koshibentō (腰弁当, bento a cintura), che consisteva in molto onigiri avvolti con foglie di bambù o in scatole di bambù intrecciato. Uno degli stili di bento più popolari è chiamato makuno-uchi bento ("bento tra gli atti"), la parola makunouchi, infatti, ha assunto tale attributo proprio in riferimento al fatto che gli spettatori che andavano a teatro, erano soliti mangiarlo durante queste pause.
Nel periodo Meiji (1868-1912), mentre era in fase di realizzazione il sistema ferroviario giapponese, fece la sua comparsa l’ekiben (o “bento delle stazioni”, cestini venduti alle stazioni del treno). Il primo ekiben (fatto con palle di riso con prugne essiccate al loro interno, per mantenerne l’integrità) si dice sia stato venduto nel 1885 alla stazione Utsunomiya nella Prefettura Tochigi. Gli ekiben sono tutt’ora venduti in grandi quantità nelle odierne stazioni ferroviarie.
Siccome molte scuole non provvedevano al pranzo, studenti ed insegnanti portavano il bento da casa, così come facevano molti lavoratori. In questo periodo si cominciò a vendere un bento stile europeo, con panini.

Nel periodo Taishō (1912-1926) divennero un lusso le scatole bento di alluminio, in quanto erano facilissime da usare e per il loro aspetto simile all'argento. Furono presi inoltre provvedimenti per abolire il bento nelle scuole, che divenne un problema sociale. Le differenze sociali erano molto diffuse in questo periodo, per via delle carestie di cereali nella regione Tohoku dovute al boom della I guerra mondiale. Spesso il bento metteva in difficlotà il bambino, riflettendo la ricchezza di uno piuttosto che dell’altro e molti discutevano sull’influenza negativa che aveva tra gli studenti sia fisicamente, per mancanza di una dieta adeguata, e psicologicamente, per un bento fatto goffamente rispetto al compagno con un bento perfetto. Non tutti se lo potevano permettere. Dopo la seconda guerra mondiale la moda di portare il bento a scuola fu eliminata gradualmente e fu rimpiazzata da cibo fornito dalle scuole stesse a studenti ed insegnanti.
Il bento tornò popolare negli anni 80’, con l'aiuto dei forni a microonde e la diffusione dei convenience stores (una specie dei nostri discount). Inoltre il prezzo elevato dei Bento in legno e metallo hanno causato l'inizio dell'utilizzo di scatole bento in plastica, anche se i bento fatti in casa stanno tornando in auge, divenendo nuovamente comuni nelle scuole giapponesi. I bento fatti in casa sono avvolti in stoffa, che funge sia da borsa che da sottopiatto.
Anche gli aeroporti offrono una versione analoga all'ekiben: bento riempiti con ricette di cucina locale, che possono essere mangiate mentre si aspetta l'aereo o durante il volo.

Accessori
Il Bento non è composto solo di scatolina (box), solitamente è composto da più accessori. Per esempio:

Hashi , che sono le bacchette giapponesi, chiamate anche choopstick. Solitamente sono in coordinato con il bento nella loro apposita scatolina. Possiamo trovarle di legno e di plastica e di varie lunghezze.
Bento Belt, è l’elastico che serve a tenere il bento a più piani, altrimenti si rovescerebbe tutto.
Side Dishe è la scatola per dolci, ed è una scatola più piccina dove solitamente vengono messi biscotti o piccoli dessert.
Fork e Spoon, forchettina e cucchiaio che potete trovare in un’unica scatolina o insieme alle bacchette. Sono genericamente più piccine rispetto a quelle occidentali, per capirci sono piccole posate come quelle che usiamo noi per i bebè
Kinchaku, è la borsettina di stoffa, normale o termica per contenere il Bento box.
Furoshiki, E’ il panno in stoffa che serve ad impacchettare il Bento; lo si usa anche come tovaglietta
Oshibori, E’ un piccolo asciugamano per pulirsi le mani. E’ di dimensioni quadrate e se ne trovano di tutti i tipi.

Vi chiederete come fanno a decorare il Bento. Ebbene si, me lo sono chiesto un sacco di volte prima di addentrarmi in questa cultura...vedevo polpette di riso a forma di pulcino, wurstel a forma di polipo o uova a forma di coniglio...ma come fanno? Diciamo che come popolo, già di per sè, hanno una capacità spiccata per queste cose, ma si aiutano anche con degli accessori. Potete trovare tutto in rete. Ecco di cosa si tratta:

Wiener Cutters: Ecco appunto torniamo agli animaletti di Wurstel. Sono degli utensili che servono per dare forma al wurstel, come ad esempio il polipetto, o il tulipano. Si inserisce nell’attrezzo che provvede a segnare con delle piccole lamelle, nelle forme desiderate. Una volta cotto il wurstel si gonfierà e apparirà la forma desiderata.
Eggs Mold: Sono le formine per le uova sode. Si lessa l’uovo, lo si sguscia ancora caldo, si inserisce in questi stampi che vanno chiusi, e poi si mettono nell’acqua fredda per circa due ore. Avrete delle uova a forma di coniglio, di orso, di pesce ecc ^^
Rice mold: Stampini per le polpette di riso, i famosi Onighiri. Li possiamo trovare triangolari, o a cuore, a fiore, o con forme Kawaii (carine) come hello Kitty e varie.
Cutters: I cutters sono usati tantissimo! Sono i classici stampini bucati, quelli che noi usiamo per fare i biscotti. Loro li usano per tutto...per tagliare formaggi, omelette, verdure, frutta e tanto altro. Si trovano in tutte le forme e sono di plastica o di metallo
Cutters per faccine: Sono degli attrezzi, che farà ridere ma sembrano il classico attrezzo per fare i buchi al foglio, avete presente? Una cosa molto simile. Servono generalmente per tagliare l’alga nori in varie forme. Occhietti, bocca, sopracciglia ecc..i pezzini di alga a forma di faccina vengono poi adagiati sul cibo (onighiri ecc) per dare un espressione più vivace.
Food cups: Sono i classici pirottini, però di plastica o di silicone (ci sono anche di carta ma si bagnano, vengono usati soprattutto per i biscotti secchi). Servono a mettere dentro le pietanze divise nel bento box per non far mescolare i sapori.
Dividers: Sono striscioline di plastica che servono a dividere il riso dalle verdure, o le verdure dalla carne e così via. I più classici sono quelli che riproducono un praticello di erba, ma se ne possono trovare di tutti i tipi.
Food Picks: sono stuzzicadenti di plastica che servono ad abbellire le pietanze. In cima di solito riportano la testa di un animaletto o un pupazzino Kawaii.
Sauce container: Sono porta salse. Si trovano in bottiglina di plastica di diverse forme, o di forma quadrata (con palettina per le salse più dense).
Sandwich maker: Stampi per tagliare il nostro sandwich nelle forme che più ci piacciono.
domenica 16 gennaio 2011

Lo Shopping - meglio della Nutella.

Mi sveglio questa mattina, di domenica, e sento ronzare nella mia camera. Mi addormento ieri "sera" alle 2.00 am circa e potete immaginare la mia faccia alle 9,30 di mattina quando vedo già tutti in piedi, e sento il famoso rumore strano. Mi alzo e mi fa male tutto...e mi ricordo che domani è lunedì e si torna a lavoro. Ebbene si, non l'ho presa bene sta cosa del lavoro nuovo: Odio la domenica! mi ricorda che il giorno dopo ricomincia la settimana, e non solo. Mi ricorda anche che il ronzio è dovuto al fatto di aver lasciato il computer acceso tutta la notte per un caricamento video su youtube. Queste cose mi stressano. Mi avvicino al monitor luccicante con gli occhi ancora chiusi e noto che dopo 10 ore di caricamento appare la piccola scritta grigia: 130 minuti rimanenti..ANCORA???? oh mamma mia. Il video non si è caricato, domani è lunedì, mi sono svegliata presto, e devo uscire con mio padre. Di domenica mattina, nel centro commerciale, in periodo di saldo. L'ho già detto che odio la domenica?? mi siedo al pc, dopo aver visto che youtube è davvero un portale di lumache, e apro Facebook. Il famigerato social network che tutti bramano...stiamo sempre li davanti attaccati come matti per controllare cosa fanno le persone, me compresa. Scorro la Home e cosa ti trovo? un link, un bellissimo e coloratissimo link che riporta la scritta:
- “Quando ti alzi al mattino, pensa quale prezioso privilegio e’ essere vivi: respirare, pensare, provare gioia e amare.” -
ODIO LA DOMENICA, E ODIO FACEBOOK.
Meno male che in questi giorni c'è stata la gioia dei miei nuovi acquisti...Sono arrivata alla conclusione che in tempi bui e tempestosi è la miglior terapia a tutto...lo SHOPPING. Quella meravigliosa cosa per la quale si tira fuori la carta di credito e ti ritrovi in mano con taaaante cose carine che desideravi tanto:P Nè la nutella, nè altro. Il semplice gusto di spendere e spandere non ha eguali. Ed eccole qui,le mie nuove creature bellissime:
Centro commerciale in periodo di saldo, sto arrivando; Domenica non ti temo ^^
sabato 8 gennaio 2011

Totoro

Totoro è un personaggio molto famoso in Giappone. E’ un grosso ammasso di peli color grigio cenere, due occhioni tondi tondi, due orecchie a punta e una bocca grandissima, piena di denti. E’ nato con il film di animazione “Il mio vicino Totoro” (となりのトトロ”Tonari no Totoro") prodotto nel 1988 dallo Studio Ghibli, per la regia di Hayao Miyazaki, che poi ha adottato questo personaggio come logo dato il grande successo.
I diritti per l'adattamento italiano sono stati acquisiti dalla Lucky Red ben venti anni dopo. Il film è uscito in anteprima nazionale al Museo nazionale del Cinema il 17 settembre 2009, ed il giorno dopo nelle sale italiane, piazzandosi al decimo posto per incasso al botteghino, con € 91.245. Come tutti i film di Miyazaki, ogni volta che lo guardo me ne innamoro sempre di più. Adoro letteralmente questo animale ciccioso. Se vi capita nella vita ammirate questo film perchè è veramente meraviglioso!

Vi lascio la trama (fonte Wikipedia):

La storia è ambientata nell'hinterland della Tokyo degli anni cinquanta. Le sorelline Satsuki e Mei (la prima di 11 anni e la seconda di 4) si stanno trasferendo col padre da lì a Matsu no Gô, villaggio di campagna. Il trasferimento serve per andare a vivere più vicini alla loro mamma che è ricoverata in ospedale. Inizia così il loro viaggio alla scoperta di un mondo nuovo, ma soprattutto alla scoperta della natura.
Il loro primo incontro è coi "nerini del buio" o "corrifuligine" ("makkurokurosuke" in originale, nel libro definiti "susuwatari"), spiritelli della fuliggine che occupano le vecchie case abbandonate e che solo i bambini possono vedere (gli stessi spiritelli poi ripresi ne La città incantata).
In seguito Mei, esplorando la sua nuova casa e seguendo delle tracce di ghiande, s'imbatte in due spiritelli, uno piccolissimo dal pelo bianco e uno più grande e azzurro: seguendoli fin dentro il grande albero di canfora che domina sulla zona, incontra Totoro, uno spirito buono dall'aspetto un po' pittoresco: un incrocio tra una talpa, un orso e un procione. È un personaggio che Mei ha già visto in un libro di fiabe, un troll, in giapponese tororu, ma la bambina avendo solo quattro anni ne storpia il nome in totoro.
All'inizio suo padre e sua sorella sono increduli, ma quando non riescono a ritrovarlo non si stupiscono: il padre spiega che è il custode della foresta, e vederlo è un privilegio che non può essere concesso sempre e a tutti.

Una sera, le due bambine vanno incontro al padre alla fermata dell'autobus, sotto la pioggia, e incontrano Totoro, che aspetta un autobus molto speciale, il Gattobus (Nekobus), un autobus peloso con muso di gatto e 12 zampe che si muove a grande velocità superando qualunque ostacolo, assecondato dagli alberi che si scostano al suo passaggio, visibile solo a pochi. Nell'attesa, Satsuki offre un ombrello a Totoro, che le regala dei semi da piantare nel giardino della casa.

Totoro infatti è uno spirito della natura, colui che porta il vento, la pioggia, la crescita, la maturazione. Una notte passa a far spuntare i germogli degli alberi, e poi volando come il vento fa fare un viaggio alle due bambine: forse però è stato solamente un sogno, ma la mattina i germogli sono spuntati veramente.

Un giorno Mei, arrabbiata perché la madre non può ancora tornare a casa e preoccupata per le sue condizioni a causa di un preoccupante telegramma inviato dall'ospedale in assenza del padre, decide di andare da lei per darle una pannocchia di granturco raccolta nel giardino della Nonnina. Ma è troppo piccola per affrontare il viaggio sino all'ospedale da sola e quindi si perde. Disperata, Satsuki si rivolge a Totoro che chiama il Gattobus, il quale la porta in un attimo dalla sorella ed infine dalla madre. Ovviamente nessuno dei genitori si accorge di nulla, agli adulti infatti è preclusa la vista di eventi così fantastici, ma alla madre pare di scorgere le due figlie che ridono felici sull'albero del parco dell'ospedale mentre sorpresa trova la pannocchia di Mei sul davanzale della finestra.


Totoro è la metafora della vita, interpretato spesso come uno spirito kami shintoista.
venerdì 7 gennaio 2011

' Una questione visiva..

Tornata ora dal lavoro mi ritrovo a pensare che se presa sotto un'altro punto di vista, una cosa, può diventare piacevole ma solo apparentemente. Per allietare la mia giornata oggi ho cercato di prepararmi un pranzo che sia quantomeno gradevole agli occhi, vista la dieta (-.-'') visto il lavoro che non và (-.-'') visto che mi toccava restarci per 9 ore di filato e non c'era nessun'altra cosa a cui potermi appigliare.
MENU' DEL GIORNO: Riso lesso e Tonno al naturale.
E che mi invento?? Ecco qui.
MORALE DELLA FAVOLA: Dopo due ore mi brontolava lo stomaco e non avevo comunque voglia di stare li dentro. Perciò mi chiedo: La vita è una questione visiva?, Se si addolcisce la pillola va meglio?, Se camuffiamo le cose che non vanno con un vestito orlato di pizzi e merletti la cosa cambia? NO. Devo ricordarmi molto spesso di adottare questo criterio in generale e non solo al riso e tonno, forse eviterei di rimanere fregata il più delle volte. :)
giovedì 6 gennaio 2011

...Tanzaku...

E' una di quelle giornate invernali in cui fa freddo anche in casa, con i termosifoni accesi e le finestre chiuse. In cui se non ti sfreghi ogni tanto la mano che usi per manovrare il mouse, rischi che ti cada. Oggi a Roma è il giorno dell'Epifania ed io mi ritrovo a pensare che vorrei appendere un Tanzaku ad un albero.
Mi sono sempre ritenuta poco patriottica diciamo così. Quando ero bambina il mio sogno era trasferirmi in America, nel U.S.A. Ed è stato il mio sogno per un sacco di anni! non che ora non lo sia, andrei a vivere da qualunque altra parte purchè cambiare aria. Diciamo che non mi sono mai sentita una persona che sta bene nel posto in cui si trova...forse sono troppo curiosa per restare sempre nello stesso posto; ricordo che pensavo di aver qualcosa di speciale...ora mi rendo semplicemente conto che avrei dovuto studiare chessò, lingue, e girare per il mondo. Ma a me piaceva disegnare, di storie fantastiche, di ragazze tristi che cercano l'amore, di bellissime fate con i capelli lunghi lunghi e di villaggi incantati. Quindi ho intrepreso un percorso artistico, studiato al liceo artistico con tanti sogni in tasca ed ora mi trovo a lavorare in un call center, a Roma per giunta, niente U.S.A. Eggià. Piano piano quando cresci i sogni si modellano, fluttuano e cambiano, ma alcuni rimangono sempre gli stessi.
Voglio appendere un Tanzaku ad un albero si. Un tanzaku è un un piccolo bigliettino scritto su carta tradizionale giapponese. Rappresenta un desideгio o una pгeghieгa, e viene appeso ai гami degli albeгi di bambù tipici della festa giapponese di Tanabata. Tanti Tanzaku su tanti alberi di Bambù. La festa di Tanabata è il 7 luglio precisamente, e io mi ritrovo a pensare ad un clima estivo fatto di sapori mistici e odori di alberi in fiore durante una fredda giornata di Gennaio, oltretutto collocata dall'altra parte del mondo. E' qui che casca l'asino, mi sembro la stessa bambina di qualche anno fa che sogna di un paese lontano. In questo caso parliamo del Giappone, un paese lontano che ultimamente mi ossessiona e mi affascina. Sono fatta così, quando qualcosa mi entra in testa diventa un delirio, una fissa, qualcosa che popola le mie giornate. E questa è una piccola introduzione ad una me stessa, che magari chissà, un giorno, questa volta per davvero, riuscirà ad appendere un Tanzaku ad un albero di Bambù :)

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Martina
Ho 27 anni e Vivo a Roma. Tra le mie più grandi passioni dipingere, disegnare e illustrare. Mi piace l'illustrazione grafica, la pixel art e la fotografia. Amo i libri e un'altra mia grande passione è la cultura Giapponese e il Giappone stesso. Adoro la Disney, una passione primordiale che mi ha portata a visitare Disneyland Paris ben 6 volte. Le fate, gli gnomi e le creature fantastiche hanno popolato la mia infanzia e direi pure la mia vita, quindi AMO il piccolo popolo e tutto il genere fantasy, la magia, le streghe, la festa di Halloween e tutto ciò che ha un sapore misterioso...che dire, sono una piccola Peter Pan :)
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